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Girovagando per il
Paese
nei Ricordi di un Tempo Lontano
Dal libro "Le Mie Radici"
liberamente tratto da alcuni appunti di LANNO ORLANDI (Nano i' Vappo)
"... Qui si legge del vecchio e del nuovo di usi e costumi di un tempo e di
oggi..."

La caratteristica del nostro Borgo
Medioevale, del resto come di tutti i centri storici, è quella di avere le
strade principali brevi, strette (Circa 4 o 5 Metri), e caratterizzate da case
alte, con gradinate esterne e locali da lavoro ai pianterreni. Le due principali
Vie del Centro Storico di Bassanello erano:
- La Via Dritta:
Attualmente denominata Via Roma. Questa attraversava il
paese vecchio in tutta la sua lunghezza e sfocia nella piazza del Giardino
(Attuale Piazza Vittorio Veneto), in asse al Castello, precisamente nel luogo
denominato "Il Fresco".
- Via S. Maria:
Parte dalla omonima Chiesa per finire nella Piazza del Comune (Ora Piazza
della Libertà).
Il sistema viario del centro
storico è completato da innumerevoli vicoli che partono trasversalmente dalle
due vie principali e si stendono come tentacoli verso i fianchi della rupe su
cui sorge il vecchio paese, formando un piccolo labirinto di larghi, piazzette,
scalette, porte sempre aperte, finestre imbiancate con calce e tutto sembra
intrecciare un dialogo ininterrotto da secoli.
Questi vicoli risultano tortuosi,
di ampiezza limitatissima, spesso non superano neanche il metro e, a causa della
naturale accidentalità del terreno, caratterizzati da una forte pendenza che
permette il rapido defluire delle acque piovane.
Il paese vecchio, all'inizio del
secolo, era illuminato da 14 lampioni a petrolio che venivano accesi per tre ore
a notte. La manutenzione di questi lampioni era affidata a tale "Tiritofolo", un
tipo molto dedito al vino. Più tardi tale appalto venne assegnato ai fratelli
Ricci Agostino, Mariano, Enrichetto e Giusto che operavano sotto il comando del
padre "Burattone".
Ora iniziamo a girovagare per il
paese con il preciso scopo di portare a conoscenza gli usi, costumi, avvenimenti
, che hanno caratterizzato un'epoca. Tramite una strettoia ci portiamo al rione
"PIAZZA PADELLA"
passando dinanzi alle abitazioni che furono di "Zunzi", "Biferone",
"Lanno Grosso", "Pisciavino", "I' Porveraro", "Culatino", "La Mice". Sopra
l'abitazione del "Porveraro" abitò "Barabba" e poco più avanti "Panzanera".
Entriamo quindi nella caratteristica piazzetta denominata "Piazza Padella", e
qui, troviamo le case che furono di "Bibì", "Roccarello" e la casa che abitò
l'Arciprete Fagiani Don Ferdinando. Proprio in questa ultima abitazione, si
verificò un avvenimento che vale la pena ricordare in quanto fece gridare al
miracolo.
Verso il 1908/1909 qualcuno, in
casa dell'Arciprete, inavvertitamente lasciò di sera una candela accesa, che
provocò nel corso della notte un grave incendio. Ben presto le fiamme si
propagarono all'intero fabbricato. All'allarme dato con il suono della campana
tutta la popolazione accorse e, dopo molte ore, l'incendio fu domato. Tutti gli
abitanti della casa erano salvi, ma ben presto si accorsero che fra di loro
mancava il bambino Valentino Fabiani di 7/8 anni. I famigliari furono presi
immediatamente dalla disperazione e subito iniziarono le ricerche da parte di
tutti i presenti. Dopo un pò, il bambino venne ritrovato nudo nell'orto
adiacente la casa. Come si trovava in quel luogo, lo spiegò egli stesso:
svegliatosi per le grida della gente e per il gran fumo che aveva invaso la sua
stanza, senza pensarci due volte, forse spinto anche dalle fiamme che aveva
intravisto, aveva scavalcato la finestra e si era gettato nel vuoto non pensando
certo di fare un salto di 14 metri. Miracolosamete non aveva riportato nulla di
rotto, per questo fatto straordinario si vide l'interessamento del Patrono S.
Lanno. Adiacente a questa casa vi era quella che abitò Pietro Moretti, maestro
di musica, e sua moglie Innocenza. Scendendo vi era la casa che abitarono i "Momicchio".
Famiglia questa di calzolai un pò bisbetici; una loro sorella di nome Potenza
andò sposa ad un certo Ciocci, Guardia orestale, e con lui si trasferì a Sezzè;
un altro fratello di nome Romeo, fu Cappellano Militare nella guerra del
1915/1918, congedato, diveniva Parroco della Chiesa di S. Salvatore, restando
sempre di indole burbera e bisbetica. Poco più in basso, troviamo le case che
furono dei "Graffio", dei "Bici", del "Picio" e degli "Scuffia". Sempre sulla
piazzetta, da ricordare la casa del vecchio Curato Don Teofrasto, che morì il 12
Ottobre 1918 all'età di 73 anni. Egli convisse con una sua sorella di nome
Vittoria e con un fratello di nome Alfonso rimasto vedovo. La casa di Don
Teofrasto venne acquistata dalle sorelle Marianna e Concetta, che a quel tempo
disponevano di una dscreta somma di denaro, portata in dote dai rispettivi
mariti, "Angelello" e Salvatore, che erano da poco tornati dall'America dove
erano emigrati anni prima per lavoro.
Vicino, tramite un grande
portone e successivo cortile, si poteva accedere alla casa che fu dei "Giacomello", una famiglia che viveva un pò ai margini della società e nella cui abitazione
raramente qualche persona era riuscita ad entrare. La loro vita si può definire
con un vecchio detto Bassanellese: "Fora e Casa".
Poco distante è la casa che
fu di "Giovanni lo Storto", il quale si dice, abbia avuto tre mogli che complessivamente gli regalarono ben 18 figli.
In una piccola traversa
denominata
"VIA DELLA CORTE",
abitarono Antonio e Porfirio "Desiella" e vicino
in due ambienti separati, vivevano come animali fra tanta miseria: il
"Turchetto" si arrangiava costruendo
"Nasse" per la pesca, "Middio" sbarcava il lunario svolgendo qualche
lavoro con una muletta. Un mattino
vennero trovati entrambi morti.
Proseguendo nel giro,
troviamo la casa dei "Paoletti", dove l'anziana e simpatica signora
"Lilla" era la guida
di una famiglia benestante. Vicino sorge la casa che fu di "Peppe Faticone", un
bell'uomo con una inseparabile pipa, che svolgeva con successo diversi lavori artigianali. Questi allevò una
bella famiglia di cinque
ragazze ed un figlio maschio, che però non dimostrò la stessa volontà del padre nel
lavoro.
Più avanti si trovano le
case di Leandro e "Sposetto", un tipo quest'ultimo che aveva la mania delle
polveri da sparo, infatti, era lui che sparava i "Mortaretti" nelle feste paesane.
Poco distante è la casa che
fu di "Picetto", una casa di antico stampo, con un ampio cucinone e relativo
camino in peperino, enormi
travi di legno sostenevano il soffitto. Di questa casa erano famosi i raduni di parentela
e la schiera di nipoti poteva sempre trovare un pezzo di pane nella grande "Vettina" di coccio che
risultava sempre piena.
Questa grande disponibilità di pane era dovuta al fatto che la moglie del Picetto, Palma,
faceva la fornara
e Lanno, suo marito, la riforniva continuamente di fascine di legna poichè quello era il
suo mestiere. Oltre
ai parenti, la casa era frequentata anche da tanti amici e, soprattutto d'inverno, con un
buon bicchiere
di vino, si trascorreva intorno al camino una spensierata ed allegra serata. Fra i tanti
frequentatori di
questa casa, sono da ricordare: "Giovanni i' Vappo", "Crescentino",
Luigi Rusca Brigadiere delle Guardie
Forestali, "Paoluccio" i' Canepinese ecc.....
La casa dove abitava
Aquilina detta "Blanda", un tempo fu abitata da Federico Fochetti e sua moglie
Angelica. Anche qui, si verificò un avvenimento e fece gridare al miracolo. Una notte
infatti, il pavimento
della camera da letto dove dormiva tutta la famiglia , sprofondò; il marito e qualche
figlio finirono al piano
inferiore, la moglie Angelica, insieme al figlioletto, nato da pochi giorni, rimase in
bilico su una piccola parte di pavimento che non aveva ceduto. Fu tratta in salvo successivamente dai soccoritori,
accorsi precipitosamente, con una scala a pioli. Anche in questo caso rimasero tutti illesi. Da
ricordare lì vicino, la casa del vecchio "Mustafà", caricatore di cocci, con una grossa
"Cuglia" di incomodo.
Nelle piccole e strette vie
traverse sono da ricordare le abitazioni dei "Finocchio", i "Pennese",
i "Pezzopane", i "Boccuccia", i "Cecco", i "Giacobbe" e
"Ciuccetta". Quest'ultima, era una vecchietta grinzosa ed
anche un pò bruttina, e nel particolare ambiente di arretratezza del popolo, era vista
come una strega.
Mentre la "Pezzopane" aveva la completa fiducia della popolazione come
asportatrice di "Malocchio".
Questa sua fama arrivò anche fuori delle mura di Bassanello, e molte persone
venivano da Giove, Penna...
per sottoporsi alle sue arti.
In Via Gentili, troviamo le
abitazioni che furono di "Battocchio", "Lucchese",
"Panturo", "Peporo", "Scardella", "Emilia i' popo" ed a questo punto sfociamo su un piccolo largo
dell'ARCO GENTILI. Qui abitarono le
famiglie dei "Bozzona" e quella di Chiara Scardella sposata a Paolo detto
"Caino", che morì giovane lasciando ben sei figli. Uno di questi, Simone, emigrò in America e di lui non si ebbero
più notizie. Più avanti
incontriamo le case che ospitarono "Pajaro",
"Marino e Maria", "Totero", Lena ed il Sor Augusto, "Mancinetto", "Bittore", Nicodemo e sua moglie Vittoria, che emigrarono in
America e ritornarono dopo pochi anni. Nicodemo era specializzato nel battere la terra ai cocciari, un suo figlio, a nome
Loreto, moriva in modo tragico il 27 Aprile 1941, schiacciato da un masso di tufo staccatosi da una parete.
Troviamo poi l'abitazione di Loreta e "Burattone" che esercitava l'arte del cocciaro, e nei
momenti liberi si divertiva con la
caccia alla volpe.
Ancora più avanti
incontriamo le case di "Crescentino", "Filomena" e "Zuccona"
che era una delle migliori
fornare, sposata a Valentino, che per tutta la settimana riforniva la moglie di fascine;
la domenica però si
rintanava in qualche bettola ed era una sbronza sicura.
Di fronte alla
"Zuccona", l'abitazione di "Giggi i' Farghetto" e sua moglie Annamaria
che, poveretta, colpita
da infermità era costretta a stare sempre a letto. Sottostante vi era la stalla di
"Dometilla".
Uscendo da questo largo,
passiamo sotto l'arco del palazzo Gentili. Questo palazzo risale al 1500, le sue
finestre sono incorniciate da pilastri di peperino, così come il portone, sulla cui
sommità è visibile lo stemma di famiglia. Il palazzo era composto da circa 20 vani, più tardi venne diviso in vari
appartamenti e
venduto a privati. Alcuni di questi appartamenti vennero acquistati dalla famiglia
Rossetti, che al principio
del secolo li affittò a varie famiglie tra cui quella di tale Guerrini, Maestro
Elementare ed a piano terra alla
famiglia di "Rosa la Maccarona". Una figlia di Rosa, sposò uno dei Rossetti,
Nazzareno, che lavorava a Roma e fu misteriosamente ucciso, si dice, dai suoi compagni di lavoro. Un altro figlio dei
Rossetti, "Enrichetto", che svolgeva il lavoro di facchino alla stazione ferroviaria di Roma, morì
tragicamente investito
da un treno perchè un lembo dei suoi abiti di lavoro, inavvertitamente restò impigliato
ad un gancio del
treno stesso. Con lo sgretolamento della famiglia Rossetti, il palazzo fu acquistato dalle
famiglie Mariani
Giovanni e Nicola Tabacchino. Quest'ultimo, con il suo bastoncino e la sua bombetta, era
ritenuto l'uomo
più aristocratico del paese.
Più in là troviamo un
locale di proprietà del Cav. Mariani, adibito a magazzino e garage. Un tempo non
molto lontano, questo locale era la Chiesa di S. Angelo, sede della Confraternita della
"Misericordia" e per
diversi anni parrocchia gestita da Don Tertulliano. Di fronte a questa Chiesa, troviamo
l'abitazione del
farmacista Scarelli Famiano, che ebbe una numerosa prole, 10 figli. Uno di questi figli fu
Generale dell'Arma del Genio ed a suo tempo brevettò un particolare "Ponte Levatoio" assai
utile all'Esercito.
Girando a sinistra,
arriviamo al rione denominato
ARGHETTO.
Incontriamo subito la casa
dove abitarono "Nicolicchia" e Silvana, poi quella dei "Mosè" e
quella di "Bettina", una vecchietta rimasta vedova dopo pochi anni di matrimonio con un certo Porri
Pietro. Era questa
una famiglia benestante, ed anche se la loro unione durò poco, riuscirono a mettere al
mondo 4 figli maschi: "Bomba", "Giggetto", "Pepe" ed Aureliano e due figlie
femmine: "Mimma" che sposò Lano Pace e Natavina che sposò Giovanni la Guardia.
Usciti dal vicolo di
Bettina", ci troviamo di fronte alla casa abitata dai "Rosa Mistica" o
denominati anche
"San Lumino", questa casa, una sera di Dicembre del 1953, sprofondava in un
piancito senza danni per
nessuno.
Poi troviamo le abitazioni
di "Bricitona", "Cardinale", "Saruccia" e la casa di
"Bestione", così era soprannominato, per la sua enorme mole Pietro Fuccellara. Il caso volle che nel 1894 un uomo di
piccola statura
tale Nazzareno di Colombina, innamorato di Rosa, una delle figlie di "Bestione"
lasciò 6 figli, e tra questi
una bambina di nome Assunta in tenera età. Grazie all'interessamento di qualche pia
persona, la bambina
ed una sorellina, di nome Enrica, furono affidate all'orfanotrofio di Pompei. Per
moltissimi anni di loro non
si ebbero più notizie, poi già in età avanzata Assunta, adottata dalla famiglia
Biavasco, tornò una sola
volta a far visita ai suoi fratelli. Dopodichè di lei si è avuta sol qualche rara
notizia per corrispondenza.
L'altra sorella Enrica fu rintracciata da Attico Tabacchi, forse per volere della madre
"Rosina", nel periodo
in cui era Podestà di Bassanello. Enrica era divenuta una Contessa in quanto adottata da
una nobile e
ricca famiglia Tedesca. Il Conte padre rispose ad Attico che non gradiva affatto contatti
che potevano
disturbare la serenità della propria figlia. Di fronte alla casa di "Bestione"
abbiamo la casa che fu di "Purgatorietto", o "Filomenetto".
Prendendo poi la strada a
sinistra incontriamo le abitazioni di "Colombina", "Ceserello",
"Gidiarello", e di
fronte a queste quella di "Peppenero". Anche questa casa il 27 Luglio 1920,
sprofondò e tre figlioli e la
mamma, si ritrovarono nella cantina sottostante senza riportare ferite.
Più in la troviamo le
famiglie del "Marpenza", "Piciolo", "Pippo i' zoppo",
"Frocinco" e Mattaccini.
Di fronte, due grandi locali
ad un piano, uno denominato "Il Monte", divenuto poi sede della Scuola di
Musica e spesso utilizzato per qualche recita teatrale. L'altro locale ospitava le Scuole
Elementari. I nomi di
alcuni maestri che hanno insegnato presso questo locale: il Maestro Guerrini, Don
Salvatore Scarelli, Don
Tertulliano, la Maestra Spineti di Viterbo, il Maestro Foglia
Licinio di Corchiano, Rita Ilario di Vignanello e
poi Palleschi ed altri ancora.
Fu la mattina del 27
Febbraio 1947, di buon ora che la volta del soffitto crollo, e fu un vero miracolo che
il crollo non avvenisse nelle ore di lezione.
Nessuno si incaricò più di
risistemare queste aule, e l'Amministrazione Comunale presieduta dal Cav. Mariani, vendette questo locale a Gabriele Chiodi, il quale vi costruì l'attuale
fabbricato.
Dietro al "Monte",
vi era la Chiesa di S. Sebastiano, che i preti vendettero a Messe Fabiani, il quale da
questa Chiesa ricavò due abitazioni ed una cantina. Dietro la chiesetta, si trova un
terreno tristemente
famoso, scosceso e coltivato a nocchie, di proprietà "Peppenero", denominato
"I' Montarozzo". Su questo
terreno, al di sotto di un masso tufaceo, si apriva una cantina, che nei momenti critici
della Guerra 1940/1945, fu usata come rifugio dai bombardamenti, perchè ritenuta uno dei luoghi più sicuri
del paese. Qui in
piena ritirata tedesca, nel corso di un bombardamento, avevano trovato riparo, come tante
altre volte,
una gran quantit di persone. Fu un attimo, un'esplosione, un lampo accecante, tantissimo
fumo, grida e
puzza di carne bruciata. Storditi dalla fortissima esplosione ed accecati dal fumo,
nessuno si rese subito
conto di ciò che era avvenuto, mentre salivano fortissime le grida di disperazione e di
panico. Man mano
che il fumo si diradava la scena che si presentava era tragica, feriti e morti tra cui
bambini innocenti che
pagavano con la vita, il loro tributo ad una guerra priva di ideali
e senza senso.

Lasciarono per sempre
Genitori, Figli, Fratelli, Sorelle ed Amici:
- Maria Palma
Paolocci di 33 Anni ed il suo piccolo Dante di 1 Anno.
- Alfonso Paolocci di 58 Anni.
- Lucia Pesci di 11 Anni.
- I Fratellini Pieri Maria e Mario rispettivamente di 16 e 10 Anni.
Marianna Purchiaroni
Annamaria Mariani.
Saturnino Merluzzi.
Leandro Paris.
Lino Mattaccini.
Antonia Tranfa.
Maria Tranfa di Anni 18.
Alessandro Langhi.
Oltre a questa strage, lo
stesso bombardamento provocò la morte di altre tre persone fuori dal rifugio:
Marzina Caporali.
Giovanni Fabiani.
Giovanna Pace.
Era il 12 Giugno 1944, un
giorno scritto a lettere indelebili nella storia di Bassanello.

Tornando al nostro giro,
antistante la chiesetta, si trovava un piccolo spiazzo circondato da pochissime
case occupate da: "Patanaro", "Ciaccagnocchi", "Angelidei",
"i Re", e "Castracani". Una vecchia casa e
l'orto di "Telefro", sono il limite massimo del paese. Tornando indietro,
troviamo l'orto che coltivò per anni
Don Paolo, e la casa della Vedova Chiodi, questa fu anche abitata dal Segretario Comunale Ternali, Vicino
le case che abitarono "Battuia" e "Cuielli", di fronte ad esse vi era
la "Cantina del Paradiso" come ricorda
ancora una lapide.
Passando attraverso un arco
si accede all'ORTACCIO
e ci si trova di fronte ad una grande piazza
sterrata. Al principio di questo secolo , tutta l'area della piazza e parte dei terreni
periferici, erano adibiti ad
orti, di proprietà del Comune. Questo grande orto, era però quasi del tutto abbandonato,
e proprio da
questo abbandono, derivò la denominazione di "Ortaccio". Sempre nello stesso
periodo, persone che erano spesso presenti nella Amministrazione del Comune, approfittando della carica politica,
si appropriarono
di parte dell'Ortaccio per accorparlo a terreni adiacenti di loro proprietà, lasciando a
terreno Comunale
solo l'attuale piazza. Le poche case intorno furono di: "Lannicione", dei Porri,
dei "Minella" ed una bella
cantina fu di "Checcarello".
Superate queste abitazioni,
ci troviamo in
VIA SAN MARTINO
dove i
"Vincenzone", il "Conticchio", i "Perello", i "Pregniccolo", i "Peporo" ed i "Vappo" erano
gli inquilini che abitarono le pochissime case che compongono questa via.
Fatti pochi passi, arriviamo
in VIA CORAZZA, che ospitò per anni: i Bicchierone", i
"Zeffirino o Carluccione", "Lanno i' Salaro", i "Bollatrone", "Rosa la
piagnona", i "Santona", i "Finestrella", la
"Ospedaliera" ed i
"Mappetta". In questa via è da ricordare che, il
21 Luglio 1954, crollava un'ala dell'abitazione di Orlandi
Ovidio detto "Chicchiolello", e fu un vero miracolo anche questa volta che
nessuno si trovasse in casa.
Più in là troviamo ancora "Urbano lo Sparatore o i' Pallonaro" ed il
"Piommo".
Arriviamo in VIA S.
SALVATORE, che inizia con un arco, qui incontriamo le case che furono di:
"Dionizia",
dei "Cacarella", dei "Tedeo", della "Bambina" di
"Annunziarello" e la casa di Agostino e Ninetta Federici di
origini Orvietane. Qui troviamo il palazzo dei Chiodi dove per anni vissero le sorelle
Checchina e Celeste,
quest'ultima una donna veramente generosa con le famiglie bisognose.
Morte le due sorelle, il palazzo fu
abitato dal Sig. Giuseppe Chiodi e da sua moglie Chiara di Guallo.
Di fronte abitarono "I'
Moro" ed al fianco "I' Piotti". In fondo a questa via, proprio sull'angolo
destro, troviamo il fabbricato dell'ospedale, una volta di proprietà Celestini che lo lasciò al
Comune con l'intento di
adibirlo a luogo di cura. Per un certo periodo questo ospedale fu attrezzato e funzionò,
sotto la guida del
Dott. Bonifazi. L'ultima infermiera fu "Luisetta", denominata
"L'ospedaliera". L'ospedale funzionò per pochi
anni, poi più tardi il fabbricato venne destinato a recepire parte delle Scuole
Elementari, nell'ultima guerra
venne utilizzato come abitazione per gli "Sfollati", e successivamente ancora
messo a disposizione delle
Scuole Elementari. Poi il Comune lo vendette a privati che lo hanno ristrutturato per uso
abitazione.
A poca distanza, troviamo due
gioielli architettonici del patrimonio artistico di Bassanello, la Chiesa ed il
Campanile di S. Salvatore già descritti. Risalendo la strada arriviamo sul
"Fresco", cioè la piccola parte
della piazza dietro il Castello, così chiamato poichè il sole non vi arriva mai.
Sfiorando la casa di
"Stradonico", ci troviamo in
VIA DRITTA.

Bassanello/Vasanello - Via
Dritta ora Via Roma

Dopo l'ultima guerra con il
cambiamento del regime in Repubblica, anche la toponomastica del paese cambiò ed il nome della Vecchia Via Dritta divenne Via Roma. La prima casa che incontriamo,
è l'abitazione
che fu di Lanno Pace detto il "Cimiciao", un uomo di una certa cultura,
acquisita in seminario, che sfruttava per dominare un pò tutti. Egli era l'ostacolo di qualsiasi iniziativa, e creava
continui grattacapi ai signori ed a tutte le Amministrazioni.
All'imbocco di Via Dritta,
troviamo la casa che fu di Orazio e Marta, due vecchietti che non ebbero figli e
che adottarono una bambina di nome Conforta. Lì vicino abitarono il "Sor
Augusto" che vendeva castagne
secche, un tipo caratteristico e noto sopratutto per la sua impazienza. Una piccola
bottega da calzolaio
gestita da "Lanno Scaramella" e siamo alla prima traversa di Via Dritta, Via Don
Lepido Libriani, dove mastro Emilio, pur esercitando il mestiere di muratore, la domenica si dedicava alla
rasatura di qualche barba,
in un piccolo locale malandato vicino alla propria abitazione. E così faceva pure Eugenio
"Cuccumanni" il
cui mestiere prevalente era quello del cocciaro. Subito ci si trova su un piccolo spiazzo dominato dal
palazzo che al principio del secolo fu l'abitazione di Don Paolo Purchiaroni (M. nel 1918 a
quasi 80 Anni).
In questa piazzetta hanno vissuto: "Bittore", "Cipollone",
"Patalocco", "Felicione", "Leone" "Miscolino",
"Cappannolo". Ha trovato sede in questa piazza anche una fornace per la cottura
dei cocci di proprietà
Mecocci. Ritornando sulla Via Dritta troviamo la casa dei "Birollo" e di Peppe
Pace, qui tanti anni fa vi fu
una gelateria gestita da "Checchino la Mappa", nel periodo in cui il gelato si
preparava a mano. Sotto la
casa di Pippo e Cesira "Caggetto", funzionava una antica macelleria gestita da
Gregorio Purchiaroni prima
e da un figlio Lanno successivamente.
Segue poi il palazzo
Celestini, Sede Comunale, un magnifico portale in peperino fa da ingresso, ed una
ampia rampa di scale conduce ai piani superiori. Alla fine dell'800, l'ultimo piano era
occupato dalle suore
Carmellenghe di Torino che educavano i bambini dell'Asilo Infantile,
altri vani dei piani inferiori, erano adibiti alle Scuole Elementari femminili. Per un certo periodo, le suore vennero allontanate
e questi vani vennero adibiti ad abitazioni e furono occupati da "Pasquale o che urto",
"Tiritofolo" ed altri. Più tardi tornarono le Suore del Preziosissimo Sangue e ripresero possesso dei locali di nuovo messi a
disposizione dal
Comune per la nuova gestione dell'Asilo Infantile. All'interno del palazzo, vi era una
scala a chiocciola che
collegava il piano terra all'ultimo piano. Questo palazzo tra
scantinati, i due piani e le soffitte conta circa
40 vani. Accanto al palazzo Celestini, la casa che fu di "Filone", poi quella di
"Rutilio", che esercitava il
mestiere di pizzicarolo in un locale lì vicino e come attività secondaria commerciava
anche il vino. Questo
uomo ebbe tre mogli ed una ricca prole: dalla prima moglie ebbe: Achille detto "I'
Sardino" ed Irene, dalla
seconda moglie Beatilde, il celebre Sereno, Alfredo e Maria. Dalla terza ebbe invece Flora
e Nuvolo.
Quest'ultimo, sposò una nipote di "Bicchierone", ed impose ai propri figli dei
nomi alquanto bizzarri come
Sereno, Sole e Stella (Una bambina che purtroppo morì in tenera età). Proseguendo
arriviamo in Piazza
del Comune, che verrà descritta a parte; appena fuori la piazza, sulla destra, troviamo
un "Vicolo Cieco"
che comprende le case del "Fusto", di "Giovanni i' Ferao" detto anche
"Bestione", Pimpinello "Ceccantonio", "La Scopona" e "Gregorietto", secondo marito della
"Riccetta". Questa, aveva avuto, dal primo marito, un figlio di nome Vincenzo che nella Guerra del 1915/18, raggiunse il grado di
Sergente Maggiore dello
Esercito. Al ritorno dalla guerra, venne assunto presso l'Università Agraria come
Guardiano dei boschi. Successivamente si iscriveva al Partito Comunista e ben presto ne
diveniva Capocellula. Dopo poco tempo fu eletto Sindaco del Paese ed il primo matrimonio che suggellava fu quello di Giocondo Filesi, grande
invalido di Guerra, il 31 Ottobre 1921.
In fondo al vicolo il
palazzo che fu del Sor Antonio Mariani. Del palazzo si può vedere ancora oggi la facciata perchè sorse dietro i vecchi fabbricati adiacenti. E' senz'altro uno dei palazzi
più grandi del paese.
Fino a pochi anni fa, era ancora provvisto del pozzo per l'acqua e del forno per la
cottura del pane.
Il Sor Antonio, era uno degli uomini più ricchi del Paese, fu anche Sindaco di Bassanello
e si dice che fu
un buon Sindaco anche se un pò severo. Ebbe dalla sua sposa, Sig.ra Checca Ancellotti,
ben 11 figli, uno
dei quali morì in tenera età e tumulato nella Chiesa della Stella ma ben presto
"Rilevato" da quel Salvatore, divenuto poi il celebre "Monsignore". Uscendo dal vicolo, prendendo a
destra, troviamo la casa che fu
di Telesforo, un uomo presente in quasi tutte le Amministrazioni; era informatore
dell'Ufficio del Registro e
delle Banche. Vicino la casa di Riccardo Mariani, un tempo questo fabbricato ospitò la
Caserma dei Carabinieri, all'interno sono ancora visibili le celle dove venivano rinchiusi i detenuti. Nel
1916 all'Arma fu assegnata una sede più consona in Piazza Umberto I°. Di fronte la casa del vecchio postino
Giuliano "Tiriliticchi", un uomo sempre tranquillo, che con la sua somara, percorreva 14 Km. al
giorno, andata e ritorno
sino ad Orte, per ritirare la posta e poi distribuirla per il Paese.
Partendo da Piazza del
Comune, ci incamminiamo per VIA S. MARIA
e la prima
abitazione che incontriamo
è quella dei Mercuri. Questa abitazione è uno dei palazzi più artistici e più antichi
del paese. Del primo
'400, fu di Sebastiano Mariani, Governatore di Toscana. Il palazzo è rimasto integro nel
suo primitivo
aspetto; unico cambiamento hanno subito le pareti delle stanze. Originariamente affrescate
con scene di
caccia e decorazioni floreali, sono state di recente riverniciate. Da uno stemma sopra il
portale, si deduce che appartenne anche alla famiglia di Modio. Sappiamo che più tardi passò ad un certo
Nicolono morto
nel 1888 e seppellito nella Chiesa di S. Antonio. Con la morte di Nicolono, il palazzo
divenne proprietà del
Sig. Mercuri. Verso la fine dell'800 questi moriva lasciandolo in eredità alla moglie
Sig.ra Checca ed ai suoi
figli. In questa casa, spesso venivano organizzate dai figli della Sig.ra Checca e da
Attilio Maracci, serate
danzanti rallegrate dalla Banda Musicale con Valzer e Mazurche. Al principio del secolo
scorso però, questa casa improvvisamente divenne la "Casa del Mistero" poichè uno dei figli del
Mercuri, Augusto, senza
un preciso motivo, andò a rinchiudersi nelle soffitte e là rimaneva per 5 anni senza
più avere contatti con
il mondo esterno. Addirittura non aveva contatti neanche con i propri famigliari, la madre
che provvedeva
ai pasti, aveva l'obbligo di lasciarli in una stanza attigua a quella occupata dal
carcerato volontario.
Quando la madre se ne andava, lui prendeva il cibo e si rinchiudeva ancora per consumarlo.
Così era anche per tutti gli altri servizi. Ridatosi poi alla libertà, non si dimostrò più la
persona brillante di una volta:
era sempre vergognoso in pubblico, freddo con i suoi vecchi amici, sempre titubante in
ogni circostanza.
Moriva il 12 Agosto 1910 all'età di 40 anni. Nel 1921 la storia del Sor Augusto si ripetè con il fratello
Giuseppe, anche lui si rinchiuse in soffitta, anche se per un periodo molto più breve. Anche
il Sor Giuseppe
morì in giovane età. Più tardi, in età avanzata, moriva anche la Sig.ra Checca. Nel
palazzo rimase solo la
figlia Cesarina, con la quale venne a convivere, la sorella Marietta insieme ai figli
Pietro ed Augusto. Marietta era sposata a tale Paolo Pozzaglia, viveva a Nepi, e venne a vivere con la sorella
forse per dissesti
finanziari del marito. La Sig.ina Cesarina, non si sa per quali motivi, non tollerava
gente in casa.
Basti pensare che, quando si faceva il pane, preparato l'impasto, portava la tavola
all'interno del portone
per non far salire la fornara, e lì doveva essere riconsegnato il pane cotto. Con le
amiche d'infanzia
scambiava qualche piccola conversazione stando lei in finestra, e le amiche in strada.
Moriva a 47 anni,
lasciando suo unico erede, con testamento notarile il nipote Pietro Pozzaglia.
Proseguendo nell'itinerario,
troviamo la casa che fu dei Mariani e che abitò il loro cocchiere "Agostinetto"
e poi la sua sorella maritata a "Checco Proposto".
Più avanti incontriamo la
casa del "Popo" e di rimpetto quella della Sig.ra "Betta", che alla
sua morte
lasciò tutti i suoi averi ai nipoti Mariano e Salvatore Mariani, escludendo tutti gli
altri parenti di pari grado.
Vicino abitava
"Vincenzo lo Bastardo", che in gioventù dette seri grattacapi alla forza
pubblica, ma che in
vecchiaia si ritirò in casa passando giornate intere a letto senza curarsi di nulla.
Troviamo poi una casa di
proprietà del Comune che abitò per anni, la levatrice "Sora Chiara" e
successivamente un'altra levatrice di Bassano. Poi l'abitarono due tipi caratteristici, Sereno e
"Nacche". Infine
venne acquistata da Ulisse Mariani. Adiacente a questa casa, vi è quella di Fabiani, che
era abitata, una
parte da Giacinto, denominato "Batende", e l'altra da Don Checco e
"Pizzicagnolo". La casa di Don Checco, venne poi acquistata da Vittorio Purchiaroni. Più tardi passava in proprietà parte
ad Assunta vedova
di Paris e parte a Quintalino di Milanda.
Nelle vicinanze di questa
casa, da ricordare anche i fratelli "Argante" abitatori di una soffitta. Poi le
case
di "Checcarello", di Giovanni Fiaschi, "Codetta", Nena, "Achille
i' Sardino", "Felice Mio", "Lanno Cacarefe",
"Agostino i' Tortone", "Marisanta", "Trufeo" e
"Boccetto".
In una traversa
dell'uscetto, si trovava la misteriosa casa dei "Bimeo". Questi si tenevano
tappati sempre
in casa, uscivano solo per lo stretto necessario, in casa avevano addirittura un forno per
la cottura del
pane, e sempre in casa allevavano i bossoli dei bachi da seta. Questa casa, passò poi a
Luigi Purchiaroni
detto "Giggino", che la trasformò in una abitazione più accogliente.
Più avanti la casa dei
fratelli Filesi Cipriano e Peppe.
Quindi quella di Angelo
Ricci, soprannominato "Pescetelli", e di sua moglie Francesca. Entrambi
provenivano da famiglie contadine, iniziarono in quegli anni difficili la macellazione di pecore
nei giorni di festa che
poi vendevano in piazza. Con l'aiuto di qualche persona, riuscirono ad inserire un proprio
figliolo di nome
Felice nel Seminario Vescovile di Orte, da cui poi uscì con il diploma da maestro
elementare. Insieme al
"Pescetelli", conviveva anche un suo fratello denominato "Sirla".
Lì vicino viveva anche un
tipo caratteristico denominato "Mangiola", e poi "Ignazio Merdolino",
"Peppe Ricotta", "Pietruccio Cardinale" e "Urello".
Ultimo palazzo della via S.
Maria è il palazzo Ancellotti. Questo palazzo è diviso in due abitazioni, una è
degli eredi Tonino Mariani, l'altra dei fratelli Ancellotti Agar e "Lelle".

Stemma Sovrastante il
Portone di Palazzo Ancellotti
© Foto - Andrea Di Palermo - Dic. 2004

Girando a sinistra e
costeggiando un vecchio palazzo ci troviamo in
PIAZZA DEL GIARDINO.

Bassanello/Vasanello -
Monumento ai Caduti e Palazzo dell'Amm. Università Agraria

Così era chiamata la piazza
antistante l'ingresso principale del castello (Attuale Piazza Vittorio Veneto).
Il 6 Maggio 1920, in una giornata freddissima, su questa piazza, precisamente di fronte
alla sede della
Università Agraria, fu inaugurato il monumento alla memoria dei caduti della guerra del
1915/18. L'innaugurazione fu solenne e vi partecipò la Banda del 57° Fanteria diretta dal Maestro
"Pannocchia", Madrina
della manifestazione fu Assunta Maracci, vedova e madre di due caduti in guerra: Cipriano,
caduto nella
guerra d'Africa del 1896 e Giovanni, caduto al fronte il 23 Ottobre del 1915.
Successivamente, il monumento fu rimosso e sistemato nell'attuale Parco delle Rimembranze adiacente ai prati. La
vecchia Piazza
del Giardino, ha cambiato la sua antica fisionomia con l'asfaltatura ed il marciapiedi
creatogli intorno.
Una volta la prima casa che
si incontrava su questa piazza era di proprietà dei beni del castello, poi la
stessa veniva abitata da tale Gesualda, quindi dalle suore e successivamente da vari
inquilini; attualmente
è di proprietà della famiglia Purchiaroni/Creta ed i locali al piano terra una volta
erano sede del Banco
di S. Spirito/Banca di Roma, ed attualmente di una Pasticceria.
Adiacente a questa troviamo
la casa che fu della Sig.ra Beatrice, poi passata al "Mellaro" ed oggi ai suoi
eredi. Sottostante vi era l'abitazione che fu di Loreta "La Perurella", una
delle tante figlie del "Cuculetto".
Questa era una famiglia molto numerosa, composta da diverse figlie femmine dotate di una
bellezza non
indifferente: Peppina, Angeluccia, Vigetta e Natalina. Spesso i loro raduni
famigliari, si trasformavano in
feste da ballo. Fu durante una di queste serate, in casa di Loreta, che avvenne un fatto
di sangue che
vale la pena ricordare. Si era in pieno Carnevale, precisamente la sera del 14 Febbraio
1897, quando, dopo aver ballato per un pò, un certo Petrucci Giovanni di Francesco, soprannominato
"Turanaso", uscì dalla casa di Loreta senza una precisa ragione. Subito venne seguito da tale Eutizio Petti di
28 anni, il quale
reclamava dal Petrucci la somma pattuita di una lira per aver
partecipato alla festa. Il Petrucci rispose
che avrebbe pagato immediatamente, la discussione degenerò tanto che il Petti estrasse un
coltello a
serramanico e cominciò a vibrare colpi all'impazzata contro il Petrucci uccidendolo. E'
da evidenziare che,
il Petti era un pessimo soggetto su cui pendevano molte imputazioni, per questo era molto
temuto in paese. Proseguendo il giro della piazza, ci troviamo presso la casa che fu l'abitazione di
due tipi caratteristici:
Spiridione e suo fratello Archimede. Entrambi erano sposati ma
nessuno dei due ebbe figli. Archimede di professione faceva il calzolaio ed era sposato
con una certa "Checca", una donna lunatica e bisbetica, contrariamente al marito
che era un tipo allegro, bonaccione, spiritoso ed amante del buon vino.
Spiridione era invece
sposato con tale Palma Lannaioli e come suo fratello Archimede, era un tipo allegro
ma di carattere irascibile. La sera era solito intrattenersi nel piccolo locale dove per
hobby esercitava il
mestiere di calzolaio. Abitualmente anche molti "Munelli" si divertivano, nello
stesso locale, a giocare a
carte facendo un pò di gazzarra. Una sera Spiridione, che aveva ingoiato diversi quarti
di vino, sonnecchiava e spesso ammoniva i ragazzi a fare meno confusione. Ma era come dirlo al vento e
dopo un pò
dando un colpo al lume, che andò in frentumi, cominciò a tirare colpi all'impazzata sui
"Munelli" gridando:
"Oh ! che nebbia !... Oh ! che nebbia !" Questa frase rimase famosa ed ancora
oggi, in particolari circostanze, viene ripetuta. Abitò questa casa anche un tale Pesci Egidio pure lui un tipo
molto allegro e spiritoso.
Nell'appartamento accanto
abitava tale Sante Mariani denominato "Il Cantarino" ed in quello successivo
tale "Coscellino" e sua moglie, che non ebbero figli e convivevano con Pippo e
Santona. Nella casa che fu
degli Ancellotti ultimamente abitò tale Alpinolo detto "Pappaccione".
Una scala esterna immette su
un balcone che portava alla casa abitata per tanto tempo dai "Bramatera".
Su questo balcone avvenivano tutte le conferenze ed i comizi legati alle varie circostanze
politiche, religiose e pubbliche.
Sotto l'arco di questo
balcone abitava "Nina la Marattola", una vecchietta sempre all'erta sulla soglia
della porta di casa. Con lei abitava il figlio Nicola, che esercitava la professione di
ciabattino ed aveva la
sfortuna di avere una gobba che lo costringeva a camminare appoggiato ad un bastone. Era
soprannominato "Nicola i' zoppo" ed era un tipo alla buona, sempre disponibile e pronto a
partecipare a tutte le iniziative, soprattutto ai comitati organizzatori delle feste locali.
A fianco sorgeva il palazzo
che è attualmente sede della Università Agraria e che un tempo faceva parte
dei beni dei Principi Sciarra. Questo palazzo era denominato "La Palazzina".
Oggi il primo locale a piano
terra, che una volta era la sede del Partito Socialista di "Biferone", è
attualmente adibito a Bar/Paninoteca. L'altro locale a piano terra, una volta era la bottega artigianale di "Peppe Faticone", durante la guerra del 1915/18 servì come "Spaccio di Annona" ed attualmente è adibito a
spaccio di Sali e Tabacchi e
Ricevitoria del Lotto.
Gli uffici e sede della U.
A. sono al primo piano come pure quelli del Comando Forestale. I locali al secondo
piano sono sempre stati disponibili parte come sede di Combattenti, parte ad uso
abitazione per famiglie
fra le tante quella della Maestra Elementare Aida Gozzuti, poi andata in sposa ad Ilario
Maracci. Altre famiglie che abitarono questi locali, furono quelle del Medico Condotto Bonifazi Armando
(Che fu anche Presidente dell'U. A.), e quella dell'affittuario dei beni Sciarra, Innocenzo Lucci (Che fu
Sindaco di Bassanello).
Adiacente al palazzo dell'U.
A. una scala esterna, alla cui sommità si ergevano due colonnine in muratura
che sostenevano due bei vasi di terracotta, portava ad una balconata, sempre esterna,
ricoperta da una
magnifica pergola di uva pregiata.
Le colonnine, i vasi e la
pergola sono stati abbattuti nel corso dei lavori di fognatura eseguiti nel 1936.
Da questa balconata, si poteva accedere all'abitazione del "Zitello" e di sua
moglie Silvestra ed a quella
di Florindo. Interna alla balconata, vi era una piccola scala che conduceva alle
abitazioni di Sofia, Gerardo
e "Righetto i' Segatore", oggi l'intero piano è di proprietà di Pesci Filippo.
Sottostante la balconata, vi era
la stalla di Florindo e la bottega da cocciaro di "Mario i' Sacrestano". Oggi
questi locali sono di proprietà
Purchiaroni e sono adibiti a negozio e magazzino. Più in là un vano che fu di proprietà
dei "Pietrarello" e
che era adibito a stalla, questo passò attraverso vari proprietari che lo destinarono a
più usi, ultimi dei
quali, negozio di scarpe e successivamente negozio di frutta e verdura.
Le due principali vie del
vecchio paese, sono la Via Dritta (Ora Via Roma) e Via S. Maria. Queste due vie
parallele partono dalla piazza antistante al castello e sfociano nella più importante
piazza del vecchio borgo:
Piazza
del Comune
Fine 1800 - Festa in
Piazza del Comune
|
|
Particolare della Foto a
Sinistra
|

Questa piazza, un vero
gioiello artistico, è rinchiusa dai palazzi delle più importanti famiglie vissute nel
paese e per anni fu il centro della vita popolare ospitando tutte le più importanti
manifestazioni pubbliche,
politiche, religiose, folkloristiche. In seguito prese il nome
di Piazza XXVIII Ottobre, recentemente e definitivamente è stata denominata Piazza della Libertà.
Anticamente era denominata
Piazza del Comune perchè a levante sorgeva il palazzo che ospitava la sede
del Municipio, e che oggi è adibito a sede della Biblioteca Comunale intitolata a
"Elisabetta Froio". Venne
pavimentata nel 1893/1894 con selciatura bianca di
travertino e cordonature in lastre di peperino; la disposizione geometrica del disegno ricorda il gioco del filetto. Il materiale per la
pavimentazione fu fornito
da tale "Pietrarello" Cicogna e nel corso dei lavori di scavo per la
preparazione alla selciatura, nella piazza
fu trovata una piccola cava di pozzolana che servì al muratore Attilio Maracci per
l'esecuzione dell'intero
lavoro.
Il Palazzo sede del
Municipio non era grande, infatti era composto da soli tre vani, ma si presentava molto
bene, con una facciata originale a forma ricurva al centro molto decorativa, un bel
cornicione ed una torretta centrale su cui era collocato un vecchio orologio pubblico. Il quadrante di questo
orologio era diviso
in sole 6 ore, per cui quando la lancetta aveva fatto il giro completo, il numero uno
diventava il sette, il
numero due l'otto e così via, è evidente che l'ora veniva interpretata con l'intensità
della luce del sole.
Nel 1911 il Sindaco Sor
Giggi Ancellotti, tramite la Società Fontana di Milano, fece installare un orologio
moderno dal quadrante di 12 ore e con numeri romani, dando indietro il vecchio orologio.
La popolazione
si trovò molto a disagio nel leggere l'ora, molti inoltre sostenevano che la Ditta
Fontana aveva sostituito
la vecchia campana che suonava i quarti con una che aveva un timbro più debole, per cui
in lontananza
non veniva udito.
In occasione delle Feste
Nazionali, la Guardia Comunale aveva il compito di illuminare le finestre del Municipio, poste al primo piano, con dei fanali alla Veneziana e nel centro della facciata,
esponeva una stella,
simbolo della Italia, che veniva illuminata con delle candele. A piano terra del palazzo,
un piccolo locale
per moltissimi anni fu sede dell'Ufficio Postale, che poi fu trasferito nel palazzo
Celestini, precisamente
nell'attuale Ufficio di Polizia Municipale. Il piccolo locale, molti anni dopo, fu messo
in vendita con asta
pubblica, dall'Amministrazione democristiana presieduta dal Sindaco "Checchino"
Mariani. Fu acquistato
da Ubaldo Fabiani che lo rese comunicante con il suo cantinone, e successivamente
trasformò il tutto,
per un certo periodo, in ristorante. Nel 1900, la sede municipale veniva trasferita nel
palazzo Celestini,
ed i 3 vani della vecchia sede venivano adibiti ad aule per la Scuola Elementare. Alla
sinistra del palazzo
Comunale, sorge l'immenso palazzo di Modio, del primo '400, che si affaccia sulla piazza,
ancora rigorosamente integro nel suo perfetto stile rinascimentale e persino nei suoi antichi torcieri.
Di fronte al palazzo di
Modio, troviamo la casa che fu di proprietà del Sig.r Antonio Mariani, sotto la quale,
per più di cento anni, in un locale, venne gestita la Farmacia da Famiano Scarelli prima
e dai figli poi, ultima la Sig.ra Agnese. Accanto alla Farmacia, un altro locale era adibito a rivendita di
Sali e Tabacchi, ed
era gestito da Luciano Petrelli e successivamente da Telesforo.
A fianco, vi erano altri
locali di proprietà Mariani il cui uso era destinato a stalle, magazzini ed abitazioni
che venivano raggiunte tramite una scala esterna; le abitazioni erano occupate da
"Checcarello" e "Antonio i' Paino". Accanto a queste abitazioni, e di fronte al palazzo Comunale,
sorgeva il palazzo cinquecentesco dei Vespasiani (Attualmente dei Mariani).
Alla fine dell'800, il
palazzo era di proprietà dell'Avv. Mario Mariani e di sua moglie Enrichetta Pantanella.
I due avevano una sola figlia, Maria, che sposò un certo Filippo Santovetti di
Grottaferrata, un uomo bellissimo e ricchissimo. I due ristrutturarono ed arredarono il palazzo dove vivevano
"Checcarello" ed il "Paino", in modo lussuosissimo, sostituirono la pariglia di cavalli per il passeggio con
un'automobile, una delle
prime auto uscite in Italia. Conducevano entrambi una vita di gran lusso, alla morte dei
genitori ereditarono una vera e propria fortuna. In pochissimi anni, questo ingente patrimonio fu
dilapidato, come ? Resterà
sempre un mistero, forse dissesti finanziari o debiti di gioco, chissà ! E' certo però
che finirono in povertà.
Tutta la loro proprietà, compreso il meraviglioso palazzetto cinquecentesco, passò ai
fratelli Salvatore e
Mariano Mariani.

Palazzo Mariani
Questo fantastico palazzo,
che domina la piazza del comune, fu diviso dai due fratelli, ed ognuno apportò
le modifiche che riteneva giuste per le proprie esigenze.-

La Grande
Piazza
Bassanello - Piazza XVIII
Ottobre

Verso la fine del secolo
scorso, per esigenze demografiche, l'aspetto urbanistico di Bassanello subì un necessario cambiamento. Le prime nuove costruzioni sorsero a ridosso delle mura di cinta
cittadine senza un
preciso piano regolatore. La prima area ad essere occupata fu quella che si estende nella
parte occidentale dell'attuale piazza e precisamente dalle vicinanze della Chiesa di S. Maria sino
all'imbocco della strada
per Vignanello. Su questa area fu costruito l'enorme fabbricato, tuttora esistente, tranne
il palazzo di Maracci Ilario che sorse nel 1923. Da evidenziare che quest'ultima costruzione non si intona
molto con la
stupenda scenografia della piazza in quanto risulta essere troppo vicina alla Chiesa.
Il grande fabbricato che
sorge tra il 1885/1890 fu costruito dal maestro muratore "Ceserone", utilizzando
anche parte dei sassi ricavati dall'abbattimento del "Muraglione". Quindi quasi
per caso, con l'abbattimento del "Muraglione", la costruzione del grande fabbricato di
"Ceserone" e con la Chiesa della Stella già esistente da circa 2 secoli, si andava delimitando la superba piazza completata da due perle
arftistiche quali
l'imponente castello baronale e l'austera facciata della Chiesa di S. Maria. A sud di essa si stende il meraviglioso verde dei prati della Beatissima Vergine divisi dalla stupenda passeggiata, luogo
tanto caro a tutti
i Bassanellesi, perchè qui vengono vissuti i primi innamoramenti giovanili.
Anticamente questa piazza
era denominata Piazza XXVIII Ottobre, poi venne denominata Piazza della Repubblica. Al centro della piazza, precisamente il 26 Agosto 1979 alle 10,40, è stato
collocato un palo per
l'illuminazione pubblica che non risulta essere in armonia con
questo gioiello artistico che ci appartiene e
che tutti ci invidiano. Tra il fabbricato di Maracci Ilario e la Chiesa di S. Maria vi è
una strada scoscesa
denominata "Lo Stretto" che conduceva alla "Fontana Vecchia". Su
questa ripida e scomoda via troviamo
quello che fu il vecchio mattatoio (Attualmente adibito a cantina e di proprietà di
"Bizzarro").
Anticamente, essendo questo
un locale molto ampio e dotato di acqua sorgiva, era impiegato come molino ad olio e funzionava con sistemi arcani, basti pensare che le viti dei torchi erano di
legno di sorbo.
Ne era proprietario un certo Sig,r Enrico ed affittuario tale "Leone". Di fianco
al mattatoio per moltissimi
anni funzionò anche un pubblico lavatoio.
Tra il fabbricato di Maracci
Ilario ed il fabbricato di "Ceserone", vi è un arco che porta alla
"Cantinaccia".
Così veniva definito un grande vano che una volta serviva da magazzino per attrezzi
agricoli del "Monte
di Pietà" ed era di proprietà dell'Opera Pia Libriani. Per molti anni servì anche
da sede del "Ricreatorio Misciattelli" gestito dalla Comunità Ecclesiastica. Oggi questo locale non è più
esistente, l'area è stata
venduta all'asta ed acquistata da G. Maria Nieddu che la trasformò in abitazione e
vapoforno oggi non più
funzionante.
Oltre la
"Cantinaccia" dietro il grande fabbricato di "Ceserone" vi era un
appezzamento di terreno coltivato da un certo Gabrielletto prima e "Peppe i' Tortore" poi, infine venne
acquistato da Bellisario Romani che
lo ampliò dotandolo anche di qualche fabbricato. Su una piccola parte di questo terreno
circa 40 anni fa
fu realizzata una pista da ballo ed un campo di bocce oggi entrambi in disuso.

Bassanello - Piazza XVIII
Ottobre - Il Castello

Alla fine del 1800, nella
zona
PRATICARE
esistevano
già alcuni fabbricati come la chiesa di S. Rocco, due
molini ad olio di proprietà Mariani e poche altre case come quella dei "Rollo",
dei "Cacarella", dei "Campanaccio", la stalla di "Mancinetto" ed addirittura in una grotta viveva con
la sua famiglia un certo "Ubaldo".
Nel 1903, in questa zona,
precisamente su un terreno adiacente la strada provinciale che porta a Vignanello, il Dott. Bonifazi, medico condotto del paese, iniziò la costruzione di uno
stabilimento per la fabbricazione di materiali refrattari e laterizi. Nella zona tufacea prescelta operarono come
picchiatori di tufo
"Salvatore Tarmato", "Gigi Turchetto", "Mariano Tortorella",
"Adelino Binone", "Memmo Tattone" ed altri.
Questi operai avevano il compito di scavare grotte per ricavare i tufi che occorrevano per
la costruzione
del grande "Stabilimento".
Questa opera fortemente
voluta dal Dott. Bonifazi, si rivelò imponente per l'epoca e per un paese come il
nostro. La costruzione dello Stabilimento richiese tre anni di lavoro e nel 1905 fu
finalmente ultimato.
L'attività ebbe inizio e con essa una serie interminabile di ostilità e malefatte da
parte dell'allora Amministrazione Comunale e di alcuni cittadini abilmente manovrati. Queste continue azioni
ignobili, addirittura
incendi dolosi, portarono dopo dieci anni di attività alla chiusura definitiva dello
"Stabilimento dott. Bonifazi" nonostante la buona qualità dei prodotti e la larga fetta di mercato che era
stata conquistata.
Qualcuno potrebbe pensare
che lo stabilimento poteva nuocere ai piccoli artigiani di allora, i cosidetti
"Cocciari"; questa tesi non va presa in considerazione poichè il Dott. Bonifazi
intelligentemente aveva assunto alle sue dipendenze parte dei cocciari e a coloro che invece avevano preferito
restare autonomi
offrì un contratto, in data 20 Maggio 1908, in cui si faceva obbligo di acquistare a
prezzo doppio di mercato tutta la loro produzione di stoviglieria ed altro. A questo contratto, valevole per
due anni, aderirono
più o meno totalmente 12 cocciari. Il nobile proposito del dott. Bonifazi di qualificare
Bassanello commercilizzando i prodotti per cui era famoso fallì miseramente. Durante il periodo di
attività dello stabilimento,
nella zona "Praticare" continuavano a sorgere case. Fu nel dicembre del 1910 che
il sindaco di allora Sig.r
Giovanni Mariani, diede incarico all'Ing. Giusto Mariani di procedere con una perizia
all'accertamento della
abilità dei fabbricati.
Da questa perizia e
censimento risultarono oltre a quelle già citate le seguenti abitazioni: Giovanni Maccaferro, Pietro Callanselmo, Puntella, Mellaro, Totoro, Enrico Patanaro, Lanno
Strepparelli, Andrea Menghi, Peppe le vigne, Ruzzi Desiderio, Mariano Mecogrosso, Giacinto e Peppe fu Delfino,
Nanone, Cesare la
Sorda, Antonio Alfonso e Pio, Mustafà ed altri ancora. Buona parte di queste case
furono costruite con
sassi ricavati sul posto e con la pozzolana fornita da "Jeppino", il quale aveva
avuto la fortuna di trovare
una piccola cava sotto il proprio fabbricato.
A seguito della perizia
Mariani, il comune applicò ai proprietari dei fabbricati una tassa di 3 soldi (Quindici
Centesimi) al metro quadro di superficie occupata, per un introito di L. 152,54 centesimi.
Pian piano
estendendosi sempre più verso Nord, al posto delle sterpaglie ed impraticabili stradelli
sorsero ogni giorno
nuove abitazioni con annesse cantine e stalle. La grande espansione della zona richiese
una nuova toponomastica e nel 1951 l'allora sindaco Cav. Salvatore Mariani, commissionò alla ditta
Orlandi Ovidio 14 targhe in coccio, relative alle vie del nuovo quartiere, i loro nomi erano e sono:
-
Via del Taglione - Via dei Quattro Venti - Via Polare - Via del Tunnel - Via del Fosso
-
Via Cesare Battisti
- Via delle Mole - Via Fontana Vecchia - Via del Grottone - Via Palazzolo
- Via del Ponte
- Vicolo del Moro
- Vicolo Signoranna - Piazza Trilussa.-

Bassanello - 1957
Abbattimento degli Alberi della "Mossa" o "Passeggiata" (Viale
Guglielmo Marconi)

Bassanello - Il Poggiolo
(Casa Mariani)

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