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San Rocco
Coprotettore di Vasanello (VT)
Statua di San Rocco
Sita nella Chiesa di S. Maria di Vasanello
© Copyright Foto - Andrea Di Palermo (Mag. 2005)

Rocco
Sepolto a Venezia,
dove fu portato nel 1485, fu considerato fino all'età moderna
protettore contro la peste e ancora oggi lo si invoca nelle campagne
contro le malattie epidemiche e le catastrofi naturali, ma è anche patrono
degli armenti e degli animali più umili.
La Vita
di San Rocco
La popolarità di san Rocco, cui sono
dedicate in Italia più di tremila chiese e cappelle mentre ventotto comuni e
trentasei frazioni ne portano il nome, è dovuta sopratutto al suo ruolo di
protettore contro la peste, che colpì ripetutamente la nostra penisola fino al
XVII secolo.
Prima di lui questo ruolo era esercitato da san Sebastiano, sant'Antonio abate e
san Cristoforo. In alcune regioni divenne anche uno dei quattordici santi
ausiliatori, sostituendo san Pantaleone. Oggi sconfitta la peste, lo si invoca
ancora nelle campagne contro le malattie epidemiche e le catastrofi naturali. Ma
Rocco è anche protettore degli animali più umili e degli armenti, tant'è vero
che in molti paesi, il 16 agosto, si usa benedirli sulle piazze delle chiese. Si
dice che questa usanza sia nata dalla leggenda secondo la quale il santo,
allontanandosi dalla capanna sulla riva del fiume Trebbia, dove si era rifugiato
quando la peste lo aveva colpito, benedisse gli animali del bosco, che erano
malati, guarendoli tutti: miracolo che Tintoretto rappresentò in una celebre
tela sulla parete dell'abside nella chiesa di San Rocco a Venezia. Una volta i
contadini, ispirandosi alla leggenda, appendevano nelle stalle una sua immagine
perchè preservasse il bestiame dalle malattie più gravi.
Fino al secolo scorso il suo nome, ora accentrato
sopratutto nel Sud continentale e in Sicilia, era fra i più diffusi: di origine
germanica, ma di significato incerto, potrebbe essere, secondo l'ipotesi meno
infondata, l'ipocorostico - ovvero la forma abbreviata e morfologicamente
modificata - di nomi germanici dalla radice onomatopeica hrok
(corvo), come ad esempio Hrokhard,
molto diffusi anticamente perchè questo uccello era considerato il simbolo della
creazione e il compagno di Wotan.
Diversamente da altri santi medievali molto
popolari, come Antonio di Padova o Caterina da Siena, su Rocco si hanno poche
notizie certe perchè le fonti sono lacunose e infarcite di episodi leggendari.
Gli unici dati su cui tutte concordano è la nascita a Montpellier, in Linguadoca,
e il lungo pellegrinaggio in Italia. La data di nascita varia invece, secondo le
fonti, dalla fine del XIII secolo alla prima metà del seguente, così come quella
della morte, fissata da alcuni agiografi al 1327, da altri nella seconda metà
del XIV secolo. La vita più antica che possediamo, ma non certo la più
attendibile, gli
Acta breviora, un testo anonimo composto in Lombardia dopo il
1430, narra che Rocco, nato in una ricca e nobile famiglia, rimase presto
orfano. Un giorno decise di vendere tutti i suoi beni a beneficio dei poveri e
di partire in pellegrinaggio alla volta di Roma. Per questo motivo Rocco è
raffigurato tradizionalmente con il bordone, il cappello largo per ripararsi
dalla pioggia e dal sole, il mantello a mezza gamba chiamato poi in suo onore
"sanrocchino", un rosario di grossi grani appeso alla cintola e infine sul petto
la conchiglia di Santiago che serviva per attingere l'acqua dalle polle a fior
di terra e dai fiumi.
Durante il viaggio si fermò ad
Acquapendente, nei pressi di Viterbo, dove un'epidemia di peste stava decimando
la popolazione, e si prodigò a curare i malati, guarendone parecchi col segno
della croce sulla fronte, Poi, avendo saputo che anche in Romagna infuriava
l'epidemia, rimandò la partenza per Roma e, traversati gli Appennini, andò a
Cesena e a Rimini rimanendovi fino alla scomparsa della pestilenza.
Nel 1317 il pellegrino francese raggiunse
finalmente Roma dove alternava la preghiera all'assistenza negli ospedali. Un
giorno in quello di Santo Spirito conobbe un cardinale che alcuni agiografi
hanno identificato con Anglico Grimoardo. Il cardinale, colpito dalla carità e
dalla spiritualità del pellegrino, lo accolse nel suo palazzo come amico e
consigliere: fu una decisione che gli avrebbe portato fortuna perchè quando
un'epidemia di peste che serpeggiava nella città colpì anche lui, Rocco riuscì a
guarirlo miracolosamente.
Il santo rimase per tre anni a Roma dove
grazie al suo protettore ebbe modo di incontrare anche il papa. Questo
particolare testimonia a favore della tesi secondo la quale il pellegrino
francese morì nella seconda metà del XIV secolo perchè il primo papa che tornò
da Avignone fu Urbano V nel 1367, che tuttavia ripartì da Roma dopo tre anni. Vi
ritornò definitivamente Gregorio XI nel 1377.
Poi Rocco decise di ripartire per il suo
viaggio: si avviò verso il Nord sostando negli ospedali che incontrava per la
via a curare i malati. Giunto a Parma, venne a sapere che nella vicina Piacenza
era scoppiata la peste. Allora affrettò il passo per portare il suo aiuto.
Ma tutto quel suo prodigarsi non poteva non
esporlo al contagio.
Quando vide crescere il bubbone si
allontanò da Piacenza per non obbligare gli altri a curarlo, rifugiandosi presso
il fiume Trebbia, in una località chiamata Sarmato dove c'era una sorgente.
Quelle terre appartenevano al patrizio Gottardo Pollastrelli che viveva in un
castello vicino. Un giorno un suo cane entrò nella capanna dove si era
rifuggiato Rocco. l'animale, vedendolo malato, si affezionò talmente a lui da
portargli ogni giorno un poco di cibo sotratto alla tavola del padrone: sicchè
nell'iconografia appare spesso il cane che offre una pagnotta al santo il quale,
con la veste sollevata, mostra un bubbone sulla coscia.
Il patrizio, incuriosito da quei furti e
dall'andirivieni dell'animale, lo seguì scoprendo il malato. Invece di
allontanarsi, come gli consigliava Rocco, volle curarlo amorevolmente. E se per
il pellegrino francese le cure di Gottardo facilitarono la guarigione per tanti
aspetti miracolosa, per il nobile piacentino, che fino ad allora si era dedicato
soltanto a cacce, feste e amori, l'incontro segnò l'inizio di una nuova vita.
Dopo la guarigione Rocco riprese il cammino
fermandosi ancora una volta a Novara per curare altri appestati. Giunto ad
Angera, sul Lago Maggiore, per una missione che gli aveva affidato il cardinale
romano, venne arrestato dai gendarmi, che lo avevano scambiato per una spia, e
rinchiuso nel carcere dove morì cinque anni dopo. I prodigi che avvennero subito
intorno al suo corpo attirarono l'attenzione del governatore il quale
scoprì, secondo gli Acta breviora,
che era suo nipote per parte materna. Venne allora sepolto in una chiesa il cui
nome non è indicato.
In un'altra Vita, scritta da Francesco
Diedo di Brescia intorno al 1477-1478, si situa la morte non ad Angera ma a
Montpellier dove Rocco era tornato senza essere riconosciuto. Più che un
pellegrino sembrava un poco di buono: sicchè venne arrestato e condotto davanti
al giudice, lo zio Bartolomeo Rog. che non riconobbe il nipote in quel vagabondo
stanco e smagrito. Rocco a sua volta, che non voleva godere di nessun
privilegio, si rifiutò di rivelare la sua identità; sicchè il magistrato decise
di rinchiuderlo in carcere.
Per cinque anni durò la prigionia di quello
strano "malfattore" che si comportava umilmente e spesso si vedeva inginocchiato
a pregare. Narra la leggenda che poco prima della morte un angelo gli apparve
nella cella annunciandogli la sua prossima comunione divina: un altro episodio
che ha ispirato l'iconografia, come testimonia, fra gli altri, il quadro di
Guido Reni, Rocco in carcere, nella
Galleria Estense di Modena.
Morì il 16 agosto all'età di trentadue
anni. Aperta la cella del carcere, trovarono il cadavere con una tavoletta
sotto il capo, dov'era scritto: "Coloro che colpiti dalla peste ricorreranno
all'intercessione del Beato Rocco, prediletto da Dio, ne saranno immediatamente
liberati". Incuriosito da questa notizia, arrivò anzhe lo zio che riconobbe il
nipote non tanto dai lineamenti stravolti per i lunghi viaggi e per le
sofferenze nel carcere, quanto da un segno speciale che portava fin dalla
nascita, una croce di color rossastro, impressa sulla parte sinistra del petto,
all'altezza del cuore.
La tesi della morte a Montpellier è oggi
considerata la più verosimile, mentre è impossibile trovare il bandolo della
matassa per sicostruire le varie traslazioni delle reliquie fino a Venezia. C'è
chi sostiene, secondo una tradizione italiana, che il suo corpo fu portato in
Italia da un esercito francese che poi nel 1409, fuggendo, lo lasciò nella
chiesa di Sant'Enrico a Voghera. Da quella chiesa fu poi trafugato e portato a
Venezia nel 1485 da un monaco camaldolese, che tuttavia lasciò alcuni resti del
braccio, conservati ancora oggi in un reliquiario d'argento nella parrocchia di
San Rocco. Per altri invece la maggior parte delle reliquie vennero trafugate,
nello stesso anno, a Montpellier da dodici veneziani che vennero chiamati
benevolmente dai loro concittadini "pii avventurieri". Ma secondo gli storici
della Linguadoca il suo corpo venne traslato ad Arles nel 1399 dal maresciallo
Jean de Meingre de Boucicaut, lo stesso che secondo la tradizione italiana venne
poi nella nostra penisola con le reliquie. Infine, nel XVII secolo ne furono
riportati alcuni frammenti a Montpellier. Ogni tradizione si avvale di documenti
apparentemente storici sicchè è difficile trarre una conclusione sicura.
In ogni modo la città che ha onorato con
più magnificenza san Rocco è Venezia, dove lo si venerava fin dall'inizio del
XIV secolo. Nel 1480 alcuni gruppi di devoti del santo si riunirono in un'unica
Confraternita che ebbe uno straordinario sviluppo quando, cinque anni dopo,
arrivarono a Venezia le reliquie di san Rocco che vennero deposte
provvisoriamente nella chiesa di San Geminiano, poi in quella di San Silvestro e
infine, nel 1490, nella nuova chiesa a lui intitolata presso i Frari.
Successivamente accanto alla chiesa venne costruita la Scuola Grande dove
Tintoretto dipinse il ciclo di san Rocco.
Il santo divenne così popolare a Venezia che il
suo dies natalis del 16 agosto
venne dichiarato festivo e si coniarono anche alcuni gustosi proverbi. Per
esempio, si diceva "Varda, varda, san Rocco e 'I so can!" quando si vedevano per
la via due persone sempre insieme. Quando invece vi erano gravi mali da curare o
difficili situazioni da superare si diceva: "Bisogna che san Rocco mola el so
can".
Anche a Roma, fin dal 1499 esisteva una
Confraternita che aveva costruito una chiesa, tutt'ora esistente, al porto di
Ripetta con un ospedale che svolse una funzione preziosa durante le grandi
epidemie del XVI secolo. A Roma l'Arciconfraternita, che aveva compiuto tante
opere di carità, ottenne anche il privilegio di liberare un ergastolano all'anno
in ricordo della ingiusta prigionia che aveva patito Rocco.
La collocazione calendariale della sua
festa ha ispirato ai contadini alcuni proverbi: si dice ad esempio che "Per san
Rocco la rondine fa fagotto" nel senso che si prepara alla partenza per il Sud,
prevista verso la fine del mese o ai primi di settembre. Un altro proverbio,
romagnolo, invita invece a fare i capponi: "Quand che san Roch l'è arivè i gapun
t'è da fè". Il cappone è il pollo castrato che dev'essere preparato in tempo in
modo che possa ingrassare bene per le feste dell'autunno e sopratutto per quelle
d'inverno.
La fama di san Rocco si diffuse rapidamente in
tutta l'Europa e, sebbene non si fosse mai celebrato un vero e proprio processo
di canonizzazione, Gregorio XIII lo inserì nel 1584 nel primo catalogo ufficiale
dei santi, il Martirologio Romano.
Il culto crebbe ancora grazie alle
terribili pestilenze del XVII secolo per declinare poi con il successivo.
Nell'Ottocento invece rifiorì inaspettatamente con le epidemie di colera del
1835 e del 1854 contro le quali venne invocato come protettore. Oggi tuttavia il
nuovo calendario romano generale non lo ricorda più al 16 agosto perchè è stato
sostituito da santo Stefano d'Ungheria. Ma la sua festa si continua a celebrare
con particolare solennità, specie nel Meridione, anche perchè è diventata
l'occasione, a causa della sua collocazione calenderiale, per serate con fuochi
d'artificio, danze, esibizioni di cantanti. A Palmi, in provincia di Reggio
Calabria, la festa patronale ha conservato ancora caratteri dell'antico culto:
durante la solenne processione, culmine della giornata, la sua statua è
accompagnata dagli "spinati", penitenti che per voto indossano a torso nudo una
cappa di arbusti spinosi per mortificare la carne. In chiesa vengono poi portati
ex voto di cera che riproducono le parti malate del corpo di cui si è ottenuta o
si vuole ottenere la guarigione per intercessione del santo, considerato in quei
luoghi protettore di tutti gli infermi.
Dal Volume "Santi
d'Italia" di Alfredo Cattabiani

San Rocco
è Coprotettore di Vasanello e Viene Festeggiato
Tutti Gli Anni Insieme a S. Maria Assunta Nei Giorni:
14 Agosto
(Vigilia)
15 Agosto
(S. Maria Assunta)
16 Agosto
(San Rocco)

Santini di San Rocco
Coprotettore di Vasanello (VT)

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