In quel dell'Ortaccio
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Il mio ricordo di don Mario
inizia dagli anni della mia infanzia.
A quei tempi avevo la possibilità di vederlo ogni giorno, non solo in Chiesa ma anche a
casa sua, insieme
alla sua famiglia: mamma Giacinta, sorella Maria, nonna Costanza.
A quei tempi era giovane Sacerdote, di bella presenza ma molto autoritario, con uno
sguardo penetrante
che ti faceva tremare; sembrava che ti scrutasse fino in fondo all'anima... e non potevi
mai nascondergli
nessuna marachella; prima ti guardava negli occhi e poi incominciava a farti mille domande
del tipo: "Oggi
non sei stata a scuola !
Che cosa hai fatto ?... Dove
sei stata ?... Con chi hai giocato ?... Che gioco hai fatto ?...
Ieri sera non ti ho visto in Chiesa durante la funzione... (in quegli anni, tutte le sere
si andava in Chiesa
per la benedizione Eucaristica).
A quel fuoco di domande rispondevo come meglio potevo cercando di non far trapelare
qualche bugia...
ma lui lo capiva e non me la faceva passare liscia !
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- Con i Bambini dell'Ortaccio -
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Mi fa piacere anche
ricordare un episodio che lo aveva divertito così tanto da non perdere mai l'occasione di rievocarlo e quando lo raccontava era come se lo vivesse nuovamente in quel momento;
soprattutto col passare degli anni lo divertiva il mio imbarazzo.
Da adulta ho capito il suo umorismo e ci ridevo anch'io, ma da signorinella, lo avrei
strangolato tante e
tante volte.
Dunque: un giorno ormai lontano, siamo nel 1944-45, mi trovavo a casa di don Mario.
Nel piano superiore della sua casa c'era il granaio, cioè una stanza adibita a tale
scopo, ricordo che il grano non era imballato ma ammucchiato in terra ed era in gran quantità.
Quel giorno, nonna Costanza
aveva lasciato la finestra del granaio aperta ed agli uccellini non parve vero
di trovare tanta grazia per mangiare; quando la mamma di don Mario andò di sopra, trovò
la stanza invasa
dai piccoli volatili.
Giacinta incominciò a litigare con nonna Costanza rimproverandola di aver lasciato la
finestra aperta.
Io al richiamo delle voci salii e mi sembrò di impazzire dalla gioia nel vedere
svolazzare tanti piccoli uccelli
che non volevano saperne di uscire da dove erano entrati... e nemmeno si lasciavano
acchiappare.
Giacinta era furiosa, allora io con la semplicità dei bambini dissi: "Giacinta,
aspetta !!! Aspetta !!!
Che vado a prendere il sale e lo metto sulla coda almeno li prendiamo tutti !..."
Corsi giù per le scale e nel soggiorno trovai don Mario che era rincasato allora;
vedendomi tutta agitata
mi chiese cosa avevo ed io risposi che dovevo correre in cucina per prendere il sale e
metterlo sulla coda
degli uccelli che erano entrati nel granaio.
Vedendomi così determinata,
don Mario scoppiò a ridere come sapeva fare lui; al richiamo delle sue risate
scese anche la mamma e la nonna; arrivò anche Elena dalla cucina e, compresa la sorella
Maria, tutti fecero coro a don Mario nel ridere di vero cuore.
Io rimasi tanto male perchè quel giorno capii che i grandi mi avevano presa sempre in
giro quando mi vedevano correre dietro i piccoli volatili.
Per don Mario questo semplice episodio è stato sempre di grande divertimento e non
perdeva occasione
per mettermi in difficoltà davanti a tutti.
Ricordo, l'ultima volta che
lo ha raccontato è stato quando, per necessità, è venuto all'Ospedale dove lavoravo; anche in quella occasione si divertì molto nel raccontarlo alla presenza dei miei
colleghi...
Gli dissi un pò seccata: "In tutti questi anni non ti sei stancato di tale
divertimento !".
Così, ancora una volta aveva ottenuto lo scopo di farmi arrabbiare.
Don Mario però per me non è stato solo questo, bensì colui che mi ha insegnato a vivere
da cristiana; mi
ha insegnato a vigilare su me stessa facendomi capire dove stava il bene e dove il male;
peccato che non
sempre lo ascoltavo anzi, forse inconsciamente, facevo proprio il contrario di quanto lui
mi diceva; lo facevo perchè tanto sapevo che lui vigilava su tutti e quindi anch'io continuavo a stare
sotto la sua protezione specie dopo che mi apprestavo a vivere la mia adolescenza con tutti i pericoli che
tale età comporta.
Certamente la sua
onnipresenza in qualunque luogo e quando meno te lo aspettavi, apparentemente ti infastidiva ma dentro di te, in fondo, in fondo, eri contenta e ti dava sicurezza.
Mi piace anche ricordare la sua figura in mezzo al piazzale.
Il piazzale per lui era una grande casa, la casa della sua comunità parrocchiale.
L'ultimo ricordo che ho di don Mario, è un ricordo triste anche perchè è stata l'ultima
volta che l'ho visto
vivo.
Si trovava presso l'Ospedale Columbus di Roma; era a letto, un pò sonnecchiante; quando
mi vide sulla
soglia della stanza abbozzò un sorriso ormai spento dalla consapevolezza della sua
imminente fine, si sollevò nel letto e mi diede la mano; me la strinse forte, forte...
In quella stretta mi comunicò tutto il suo stato d'animo e la sua grande sofferenza.
Ricordo che era presente suo fratello Enzo il quale si accorse della sua commozione... lo
guardò negli occhi senza dire una parola... ma attraverso quello sguardo don Mario si tranquillizzò.
Io mi sentivo commossa e a stento trattenevo le lacrime pensando che forse questo era
l'ultimo saluto
che davo al mio Parroco.
Per fortuna arrivarono altre persone che mi tolsero dall'imbarazzo di quel difficile
momento.
Quel giorno, fu veramente il giorno dell'addio...
Non lo vidi più ma nella mia mente è sempre presente e non c'è sera che non lo ricordi
nelle mie preghiere.
A. M.
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